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venerdì 15 maggio 2015

Garanzia giovani, Tiraboschi: finora è un fallimento, tanti iscritti ma poche offerte di qualità

A un anno dal lancio dell’iniziativa europea, intervistiamo il professore direttore del centro “Marco Biagi” e coordinatore di Adapt, secondo il quale il bilancio in Italia è negativo: oltre l’80% dei ragazzi non ha ancora ricevuto proposte


Bruxelles – Poco più di un anno fa, il primo maggio 2014, in Italia veniva lanciata l’iniziativa europea Garanzia giovani. Secondo la Commissione europea, il progetto avrebbe dovuto “garantire che tutti i giovani di età inferiore ai 25 anni, iscritti o meno ai servizi per l’impiego” potessero ottenere “un’offerta valida entro 4 mesi dalla fine degli studi o dall’inizio della disoccupazione”. L’obiettivo, però, sembra ancora lontano, come testimonia in questa intervista il professor Michele Tiraboschi, direttore del Centro studi internazionali e comparati “Marco Biagi” dell’Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore del comitato scientifico di Adapt, associazione senza fini di lucro che promuove studi e ricerche nel mondo del lavoro.
A febbraio Adapt ha presentato un dossier dal titolo emblematico “Una garanzia che (ancora) non c’è”, nel quale si evidenziava che “solo il 3 per cento dei giovani presi in carico dai servizi competenti ha sin qui ricevuto una qualche forma di risposta in termini di lavoro o comunque di offerta formativa o di stage”. La situazione è ancora la stessa o qualcosa sta cambiando?
Negli ultimi mesi vi è stata una lieve crescita dei giovani ai quali è stata avanzata una proposta concreta, siamo intorno al 13% di coloro che si sono iscritti al piano. Purtroppo nell’ultimo report ministeriale questo dato è stato omesso e ci auguriamo che possa ricomparire nei successivi documenti. Questa crescita però non è assolutamente sufficiente, in quanto oltre l’80% di coloro che si sono iscritti non ha ricevuto proposte, e circa il 50% di loro non è stato ancora contattato. Per questo il giudizio non può che essere, in questa fase, negativo e non possiamo che sperare in una forte accelerata, pur difficile visti alcuni difetti sostanziali dell’attuazione del piano, come quello di appoggiarsi ad un sistema di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro che non funziona.
Il capo della segreteria tecnica del ministro del Lavoro, Bruno Busacca, ha previsto che entro la fine del programma gli iscritti saranno fra i 700 e gli 800 mila. Il problema è che le risorse messe a disposizione dell’Italia, come spiegato dallo stesso Busacca, permettono di accontentare solo 550 mila persone. In che modo è possibile uscire da questa impasse ed evitare che i giovani disoccupati vengano delusi per l’ennesima volta?
In questo momento non ha molto senso reclamare più risorse, è urgente valutare e capire come sono state utilizzate quelle già disponibili. Come detto solo 90mila giovani su quasi 600mila hanno ricevuto proposte concrete, siamo ancora molto indietro dall’esaurire le risorse disponibili per cui mi concentrerei sulla dimensione qualitativa del piano e non su quella finanziaria. Guardando le offerte sul portale online di Garanzia giovani possiamo trovare di tutto, quasi sempre offerte che non sono adatte agli obiettivi del piano. Per cui se anche tutte le risorse (comprese ipotetiche risorse aggiuntive) fossero utilizzate per misure che poco hanno a che fare con i veri obiettivi del piano, questo non si dovrebbe considerare una “missione compiuta” ma una occasione sprecata.
È previsto un monitoraggio a lungo temine per capire se gli iscritti a Garanzia giovani troveranno davvero un lavoro di qualità grazie al progetto europeo?
E’ previsto sia un monitoraggio in corso d’opera, che viene diffuso settimanalmente dal Ministero del lavoro sul portale online di Garanzia giovani sia un monitoraggio che seguirà l’arco di tempo complessivo 2014-2018. Questo valuterà diversi aspetti del piano come l’efficacia delle misure nazionali e territoriali, dei servizi erogati e l’impatto sui giovani iscritti. Ricordiamo però che l’obiettivo del piano non è quello di trovare per forza un impiego al giovane che si iscrive ma di intervenire per aumentarne l’occupabilità. Una buona occupabilità può e dovrebbe portare ad un lavoro ma questo potrebbe avvenire al di fuori di Garanzia giovani, come nel caso, ad esempio, che tramite il piano europeo il giovani svolga un corso di formazione volto ad aumentare le proprie competenze.
Dopo aver consegnato il vostro report a Jyrki Katainen, avete ricevuto qualche risposta dal vicepresidente della Commissione europea?

Abbiamo ricevuto una conferma della ricezione e una richiesta di chiarimenti (e inoltro di ulteriore materiale di analisi) da parte della Corte dei conti europea. Ci auguriamo che il nostro lavoro possa essere utilizzato, insieme a tanti altri, per valutare in modo obiettivo l’andamento del piano in Italia e possa contribuire a risolvere gli ostacoli ancora presenti.

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