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lunedì 16 luglio 2012

Lavoro, troppe carenze nel Sud*

Se il precariato dilaga e la recessione penalizza sempre più il lavoro dipendente, è chiaro che la partita contro la crisi non è affatto chiusa. I risultati emersi dal 1° report sul mercato del lavoro nel Cosentino, relativo al primo trimestre 2012 e realizzato da Provincia e Formez PA con l’impegno dell'osservatorio locale, inducono a una attenta riflessione. Evitando facili rassegnazioni, è il momento di rimboccarsi le maniche e di lavorare per dare risposte positive.
Certo, le assunzioni a tempo indeterminato diventano sempre più un miraggio, con il consistente calo registrato nel primo trimestre di quest’anno, -31% circa, a cui fa da contraltare l’incremento dei contratti a termine, pari al 21%. Mentre l’analisi territoriale sul rapporto tra avviamenti e cessazioni, ovvero la capacità di surrogare i contratti vecchi con i nuovi, conferma l’avanzata dell’occupazione temporanea, più accentuata in talune zone.
L’indagine, realizzata nell’ambito del progetto “Sviluppo di osservatori sui mercati del lavoro”, che ha l’obiettivo di approfondire e descrivere le peculiarità del mercato e di lanciare nuove strategie di crescita, evidenzia determinati fattori emblematici di quanto sta avvenendo nel Sud: le donne, ad esempio, restano le più penalizzate in quanto solo il 37,94% ha un contratto a tempo indeterminato mentre la percentuale è in aumento per gli uomini (62,02%).
In difficoltà anche la popolazione tra i 20 e i 24 anni: se da un lato infatti registra una crescita di occupazione pari a circa il 10% rispetto al primo trimestre 2011, solo il 10,74% ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Mentre il 27,11% di occupati a tempo indeterminato ha più di 46 anni e il 62,15% è compreso nella fascia tra i 25 e i 45 anni. A dimostrazione del fatto che non sempre c’è un collegamento tra domanda e offerta, tra studi e competenze sviluppate negli istituti professionali e nelle università e le esigenze del territorio per via della formazione di profili poco richiesti dalle imprese locali che spesso costringono i giovani a trasferirsi.
Inoltre il focus sull’apprendistato contenuto nel report individua un mercato concentrato nell’area della città di Cosenza, con il 44% degli avviamenti, e con prevalenza maschile (62,35% per quanto concerne gli uomini e 37,65% per quanto riguarda le donne).
Fredde cifre, senz’altro, ma inconfutabili. Utili a introdurre alcune questioni da affrontare.
Tra i settori esaminati, c’è da dire che l’artigianato e il turismo hanno retto bene in questo difficile momento, ma a pagare il prezzo più alto sono state soprattutto le piccole industrie. Difficile per loro è stato reggere il passo della competizione globale e la mancanza di un mercato interno.
Insomma, se non vi saranno azioni per il rinnovo e l’ampliamento attraverso gli investimenti e la ricerca di risorse umane che possano dare nuova linfa alle aziende, il meridione resterà ancora indietro, continuerà a scontrarsi con i cronici ritardi e con le note carenze di infrastrutture, principalmente in settori quali l’edilizia, il turismo, l’ambiente e i trasporti.
L’obiettivo a questo punto diventa quello di perseguire nuove e più efficaci politiche per il lavoro. Sicuri che non mancherà l’impegno da parte del Formez e di tutti quegli enti territoriali che, nel corso del workshop di presentazione della ricerca tenutosi presso l’assessorato al lavoro della Provincia di Cosenza, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per lo scambio di dati e di esperienze.
di FABIO RANUCCI*

Consulta il report
Fonte FORMEZ.pa

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